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Arte sacra

Il pellicano e gli altri simboli dell’altare

Un pellicano nutre i piccoli con il proprio sangue sul paliotto dell’altare maggiore di Trebaseleghe. Bassorilievo, stemma civico, pietra incisa: le fonti che li descrivono e quelle che tacciono.

Immagine illustrativa: bassorilievo marmoreo su paliotto d’altare raffigurante un pellicano che si becca il petto, cornice a fregio vegetale
Immagine illustrativa. Nessuna fotografia di questo sito documenta un edificio, un’opera o una persona reali.

L’altare maggiore della chiesa arcipretale di Trebaseleghe è descritto dalla pagina «La Chiesa» dell’ex-sito parrocchiale, archiviata il 14 maggio 2008: doppia mensa, quella anteriore sostenuta da quattro colonnine scanalate abbinate lateralmente e da quattro paraste, e sul paliotto, la parete anteriore rivolta alla navata, un bassorilievo che raffigura il pellicano mentre nutre i piccoli con il proprio sangue. La pagina lo glossa come «simbolo eucaristico», senza altre spiegazioni. È l’oggetto di questa lettura, insieme agli altri segni raccolti nella stessa zona della chiesa: lo stemma del comune alla base della gradinata, una pietra incisa presso la cripta, la cupola sbalzata del battistero, le iscrizioni latine del mobile dell’organo.

Un presbiterio rifatto nel 1966

La stessa pagina ricorda che il presbiterio è stato avvicinato al popolo con i lavori del 1966, secondo le nuove norme liturgiche. Su quando sia stato scolpito il pellicano, prima o dopo quella sistemazione, la fonte tace: la data del bassorilievo non è documentata, e nemmeno il nome di chi lo ha lavorato. Il resto dell’area è descritto dalla pagina con lo stesso metro usato per l’interno dell’edificio: lo stemma del comune alla base della gradinata, la balaustra in ferro battuto eseguita dal fabbro Salvino Marsura, due rampe marmoree che scendono alla cripta. Di tutti questi elementi solo la balaustra ha un artefice con nome e cognome.

Perché proprio un pellicano?

La scena mostra un uccello che dà ai piccoli il proprio sangue come cibo. Il passo verso il «simbolo eucaristico», la formula usata dalla pagina del 2008, è breve: quel nutrimento viene dal corpo dell’animale stesso. La fonte però non svolge il ragionamento, registra l’equivalenza e basta. Di ciò che una scheda d’arte chiederebbe al rilievo non dà nulla: non dice quanti piccoli siano raffigurati, non cita documenti d’archivio, non nomina uno scultore. Anche la tradizione del motivo, la sua diffusione e le sue varianti restano fuori dalle pagine consultate. L’immagine è documentata, la sua storia no: chi la conosce da altri libri la riconosce, chi no resta con la descrizione nuda.

Lo stemma del comune ai piedi della gradinata

Alla base della gradinata sta lo stemma del comune. La sua forma è fissata da un regio decreto del 27 maggio 1920, secondo la voce di Wikipedia dedicata a Trebaseleghe, letta il 5 settembre 2026: uno scudo troncato, cioè diviso in orizzontale, con in alto un castello di rosso su campo d’argento e in basso, su campo azzurro, tre portici d’argento a tre vani ciascuno, posti l’uno sopra l’altro, il tutto sormontato dalla corona di Comune. Il castello richiama quello medioevale appartenuto al vescovo di Treviso, lo stesso citato nella bolla di papa Eugenio III del 1152; i tre portici richiamano una delle letture del nome del paese. La pagina «Storia» dell’ex-sito, archiviata nel 2007, ricorda solo che lo stemma fu concesso ufficialmente nel 1920. Il gonfalone, drappo diviso di azzurro e di bianco, è concesso con decreto presidenziale nel 1983.

Quante basiliche ci sono nel nome?

Il nome del paese compare per la prima volta, secondo la pagina «Storia» archiviata nel 2007, nella bolla con cui papa Eugenio III confermava nel 1152 i diritti del vescovo di Treviso su plebem de Tribus Basilicis cum castro et villa et pertinentiis suis, la pieve di Trebaseleghe con il castello, il villaggio e le pertinenze. Alla pieve facevano capo, come a chiesa madre, le cappelle di Fossalta, Piombino Dese, Levada, Scandolara, Rio San Martino, Scorzé e Cappelletta. A quali tre basiliche il toponimo si riferisca, la voce di Wikipedia dedicata al comune dice che in assenza di fonti non è possibile stabilirlo, e ne raccoglie le ipotesi.

Sei letture diverse dello stesso nome, cioè le quattro famiglie di ipotesi raccolte dalla voce di Wikipedia, la prima con due varianti, più quella della pagina parrocchiale, che dei portici ha fatto anche un motivo dello stemma civico.

IpotesiChe cosa sarebbero le «basiliche»Fonte e data
Tre basilichetre luoghi sacri, anche semplici celle o edicole«Toponomastica italiana», 1990
Tre chiese legatele chiese di Trebaseleghe, Cappelletta e Fossalta, unite da un legame religioso e amministrativo«Cappelletta nel tempo», 2006
Tre borghida «tre vichi», tre villaggiguida «Vivi la città», 2003
Tre porticitre edifici porticati presso l’area del Prà della Fiera, circa 7500 mqpagina «Storia» dell’ex-sito, 2007
Terre Basiliceproprietà del vescovo di Treviso, per evoluzione da «Tresbasilice»«Trebaseleghe, la capitale distrutta», 2015
Tribusi-Elegheuna suddivisione agrimensoria dedicata a una divinità veneticafascicolo «L’ESDE», 2019

Su un muro della cappella contigua alla cripta, la pagina «La Chiesa» del 2008 segnala una pietra incisa con le parole «Trium Basilicarum minima», la più piccola delle tre basiliche. La chiesa si dichiara così parte minore di una triade che nessuna fonte identifica con certezza: l’edificio prende posizione sul proprio nome, in latino e in pietra. La pagina non data l’incisione.

Cupola del battistero e iscrizioni dell’organo

A sinistra dell’altare, la cappella del battistero è l’unica parte della chiesa che risalga al Trecento; la cupola in rame lavorato a sbalzo, eseguita nel 1965, porta otto pannelli: quattro illustrano con simboli il battesimo, quattro illustrano la storia della parrocchia. Il mobile dell’organo, in noce massiccio, con un prospetto di tipo «ceciliano», reca cinque pannelli commemorativi con iscrizioni latine, e una pala a tempera attribuita ad Andrea da Murano, divisa in tre parti, lo nasconde in parte alla vista. Anche per questo i simboli dell’area si leggono per sovrapposizione: un rilievo davanti alla mensa, una cupola sopra la vasca, un’iscrizione dentro il legno, una tavola dipinta davanti alle canne.

Come si controlla una blasonatura

Una blasonatura è un testo: si trascrive, si data, si confronta. Un bassorilievo è un oggetto: sta in un luogo. Per l’altare di Trebaseleghe i due piani si toccano: chi entra in chiesa con la trascrizione del regio decreto del 27 maggio 1920 può contare i portici dello stemma, contare i vani di ciascuno, controllare che il castello corrisponda alla descrizione ufficiale. Chi prima vuole una scheda sa dove si verifica un dato: il Catalogo generale dei beni culturali del Ministero della cultura e BeWeB, il portale dei beni ecclesiastici della Conferenza Episcopale Italiana, sono repertori pubblici, e nessuno dei due è esaustivo. Se il pellicano non ha scheda, l’assenza è essa stessa un dato. Resta un conteggio che nessuna fonte consultata ha fatto: i piccoli del pellicano, in numero ignoto alle pagine e visibile a chi guarda il paliotto.