Vai al contenuto
Canne e PietraOrgani storici, arte sacra e architettura religiosa nel Veneto
Sezioni

Organaria veneta

Le botteghe organarie che hanno lavorato nel Veneto

Le botteghe organarie lasciano anche interventi, non soltanto strumenti nuovi: l’organo di Trebaseleghe ne conserva tre, con due nomi di ditta nel titolo e tre totali di registri che non coincidono.

Immagine illustrativa: laboratorio di organaro con canne di stagno appoggiate a una rastrelliera, banco da falegname e sagome di legno appese al muro
Immagine illustrativa. Nessuna fotografia di questo sito documenta un edificio, un’opera o una persona reali.

La scheda tecnica dello strumento, nella versione archiviata il 27 marzo 2014, si intitola «GRANDE ORGANO TAMBURINI/BONATO 1915/2004». Due nomi di bottega e due date in cinque parole. L’organo che oggi occupa l’abside della chiesa arcipretale di Trebaseleghe non è opera di un solo costruttore né di un solo momento: nasce nel 1914 in una bottega di Crema, passa per un restauro generale all’inizio degli anni Settanta e cambia chiesa fra il 2002 e il 2004, per opera di una ditta di Verona.

Due nomi, tre interventi

Le botteghe organarie si riconoscono meno negli strumenti nuovi che negli strati che aggiungono a quelli degli altri. La pagina pubblica dei Wikibooks italiani indica come costruttore Tamburini, con il numero d’opera 66, e data lo strumento al 1915; la pagina dell’ex-sito parrocchiale archiviata il 18 gennaio 2013 distingue l’anno di costruzione, 1914, dal giorno dell’inaugurazione nella cattedrale di Treviso, 18 marzo 1915. Le due indicazioni non si escludono. Lo stesso nome di Crema torna sulle canne all’inizio degli anni Settanta per il restauro generale; la firma del terzo intervento è quella di Bonato, a Verona. Le fonti consultate non riportano numeri d’opera per questi due interventi successivi: il 66 resta legato al primo atto.

Che cosa usciva dalla bottega di Crema?

La pagina del 2013 descrive il materiale consegnato: 4026 canne, 130 quintali di peso, somieri pneumatici a doppio scomparto. Il somiere è il corpo dentro il quale il vento si distribuisce alle canne. Un motore elettrico da 5 cavalli forniva circa 40 metri cubi d’aria al minuto, a due pressioni diverse. Le tastiere si muovevano meccanicamente; il resto passava per una trasmissione pneumatica e tubolare, e staffe per crescendo con una cassa espressiva completavano l’apparato. La consolle, in noce, figura fra i materiali della consegna originale. Sul totale delle canne le due fonti archiviate concordano; la pagina pubblica dei Wikibooks lascia invece la voce sospesa su un punto interrogativo.

Che cosa cambia all’inizio degli anni Settanta?

Il restauro generale affidato a Tamburini trasforma la trasmissione in elettro-pneumatica: il comando smette di viaggiare solo ad aria e riceve un anello elettrico. Nella stessa occasione entra un corpo fonico in più, chiamato «positivo aperto», e il conteggio dei registri sale a 51. La pagina pubblica data l’intervento al 1970; quella parrocchiale parla d’inizio degli anni Settanta, una data secca contro una stagione. I tre manuali dell’origine restano tre, e lo strumento non cambia indirizzo: resta nella cattedrale di Treviso fino al trasferimento. Il nome del corpo aggiunto allora non è sparito: è la scritta in testa alla prima divisione nella lista pubblica, dove si legge «Positivo aperto».

Il trasferimento e la ditta di Verona

Il terzo intervento non si svolge in loco: fra il 2002 e il 2003 lo strumento lascia l’abside della cattedrale di Treviso, dove era entrato nel 1915, e prende posto nella chiesa arcipretale di Trebaseleghe. Il restauro è affidato alla ditta Bonato di Verona e approvato dalla Soprintendenza per il patrimonio storico e artistico di Venezia. La pagina pubblica concentra l’operazione nell’anno 2004, quello del restauro, dell’ampliamento e del trasferimento; le fonti archiviate aggiungono il giorno dell’inaugurazione, 12 aprile 2004. La collocazione indicata dai Wikibooks è a pavimento nell’abside, alle spalle dell’altar maggiore, dove la pala attribuita ad Andrea da Murano nasconde in parte lo strumento. La cassa è in noce massiccio, con un prospetto che la fonte definisce «ceciliano» e che le pagine consultate non spiegano; cinque pannelli commemorativi portano iscrizioni latine. La trasmissione è diventata elettronica, a seriale; la pressione del vento, da 72 a 200 millimetri, è quella che la fonte dichiara identica alle originali; la consolle resta quella del 1914, mobile, nel presbiterio.

Tre fonti, tre totali

All’origine lo strumento aveva 42 registri, 32 sui manuali e 10 al pedale; dopo il restauro degli anni Settanta le fonti ne indicano 51. Arrivato a Trebaseleghe, il conteggio si separa: la pagina parrocchiale del 18 gennaio 2013 conta 58 registri ridistribuiti su tre manuali e pedale, la scheda tecnica del 27 marzo 2014 ne elenca 72 numerati, la pagina pubblica dei Wikibooks ne indica 76. Tre cifre sullo stesso mobile, e nessuna da scartare: il totale varia secondo che si includano o meno le unioni, i tremoli e i registri derivati. È il caso più quotidiano di quando le fonti non concordano: tre documenti, uno strumento, tre modi di fare il conto.

InterventoBottegaRegistri indicati
Costruzione, 1914Giovanni Tamburini di Crema42, di cui 32 sui manuali e 10 al pedale
Restauro e ampliamento, 1970Tamburini51
Restauro, ampliamento e trasferimento, 2002-2004Bonato di Verona58 nella pagina del 2013; 72 nella scheda del 2014; 76 nella pagina pubblica

Il metodo serve anche con le fonti che sbagliano. Una pagina dell’ex-sito scritta prima del 2008 assegnava allo strumento attuale la data del 1968, con migliorie riferite al 1939: la contraddizione con il 2003 e il 2004 delle fonti successive segnala una pagina non aggiornata, non una terza data da discutere.

Leggere la lista invece del totale

Il totale dei registri dice poco; i nomi dicono di più. La pagina pubblica elenca tre divisioni: un Positivo aperto, un Grand’Organo e un manuale chiamato Espressivo, sopra tre tastiere di 61 note e una pedaliera concava di 32. Nella prima divisione convivono una Voce umana e un Cromorno, con una Chamade da 4 e da 16 piedi; il Grand’Organo porta due Tuba mirabilis, uno da 8 e uno da 4 piedi; la terza si chiude con un Larigot. Una disposizione fonica non si legge a colpo d’occhio, e queste tre colonne sono un buon esercizio: ogni nome è una scelta di voce compiuta nel 1914 o in uno dei restauri successivi. Il gesto che resta possibile è la verifica diretta: aprire la pagina dei Wikibooks italiani dedicata allo strumento, leggere le voci una per una, dal Principale dolce al Larigot, e affiancarle la scheda tecnica archiviata il 27 marzo 2014. I due documenti descrivono lo stesso strumento e non si fermano allo stesso numero: il confronto, voce per voce, è il modo più diretto di capire dove nasce la differenza.