LA STORIA

 

Il passato di Trebaseleghe si confonde con la storia dell'importante Pieve di Santa Maria. Il termine "pieve" deriva da plebs latino che ha vari significati, oltre che quello di "popolo", "gente del contado", "popolo minuto". Si riferisce a distretto, area residenziale, con gruppi di persone aventi gli stessi interessi e richiama una forma di organizzazione del territorio rurale.
Ciò che la parrocchia è nel basso medioevo (dopo il Mille, per intenderci), lo è la pieve nell'alto medioevo (prima del Mille): il popolo dei battezzati, un istituto giuridico, un territorio.
Di Trebaseleghe possiamo dire senza ombra di dubbio che era una pieve di notevole importanza, un largo distretto rurale, con chiesa battesimale, clero congregato alle dipendenze dell'Arciprete, con patrimonio comune e un largo territorio con cappelle minori.
La chiesa, per la Pieve di Trebaseleghe, è il fulcro, il cardine, attorno cui si svolge la vita di tutto un popolo di umili lavoratori dei campi, profondamente permeati dalla fede in Dio, cristianamente devoti di Maria. Il sacro edificio dedicato a Maria è l'ambiente ideale dove i fedeli si conoscono, imparano ad amarsi, trovano conforto nella convinzione che il Signore Provvidente e buono li guida, progrediscono nella civiltà.
Nel 980 la Pieve di Santa Maria di Trebaseleghe esisteva già come una delle principali istituita in campagna dal Vescovo di Treviso.
Era inoltre feudo del vescovo in forza dei Capitolari (leggi) di Carlo Magno, per cui il capo spirituale della Diocesi aveva le sue proprietà terriere, quanto cioè dovesse bastare per il "convenevole sostentamento". Tali proprietà venivano confermate, ampliate, tolte o ridimensionate a seconda, rispettivamente, del merito, della fedeltà, del demerito o della negligenza del titolare.
Fu così che il vescovo di Treviso, ampliando il feudo, giunse a Trebaseleghe e ne divenne, oltre che Pastore, Signore, Duca, Conte, Marchese e, per qualche tempo, anche Principe. La sua posizione si consolidava, con tutti i diritti inerenti, quali, per esempio, la riscossione delle decime sui frutti del suolo, sugli animali, sui proventi del traffico, sui dazi, tasse, fiere, e questo gli consentiva di intervenire concretamente ad alleviare i problemi economici delle chiese, dei sacerdoti addetti al culto ed alla cura delle anime e, soprattutto, dei poveri.
Gli "avogari" coadiuvavano il vescovo nell’amministrazione del feudo e risiedevano nei punti strategici della diocesi, nel "castello". Trebaseleghe era uno di questi punti strategici e aveva il suo ca¬stello.
Un primo accenno al castello di Trebaseleghe lo si ha nella Bolla papale di Eugenio III del 1152. Esso sorgeva nella zona tra il fiume Draganziolo e il Biesime, Bordugo, (detto anche, anticamente, Borgo Ducale, Borgo Cataneo), Caofratta e Ronchi. A difesa del castello era stata scavata una fossa profonda e innalzate delle "motte", vale a dire delle montagnole o bastioni in terra battuta, di cui erano visibili i segni ancora negli anni sessanta, in proprietà Zorzetto di via Manetti-Fossalta.
Villaggio e Castello di Trebaseleghe furono devastati nel 1224 da Ezzelino da Romano. Quando Padova fu liberata dal tiranno Ezzelino, Alberico suo fratello, che reggeva Treviso, fingendo di favorire la Lega dei Veneziani, dei Carraresi e di Camposampiero, consegnò loro il Castello di Trebaseleghe. Da allora il centro andò perdendo prestigio gradualmente, anche per il fatto che l'avogaro andò a risiedere a Noale, sede amministrativa e giudiziaria del territorio noalese, di cui Trebaseleghe divenne prima villa, e ne seguì le sorti. Il territorio di Noale nel 1356 fu invaso dagli Ungari che portarono rovine e distruzioni.
In seguito alla Rivoluzione Francese, i soldati d'Oltralpe vennero anche in Italia (12 maggio 1797: cade la Repubblica Veneta) con Napoleone.
Gravava sulla popolazione inerme di Trebaseleghe la continua minaccia di scontri tra francesi e austriaci. Gli abitanti dovevano contribuire per il mantenimento dei soldati. Furono confiscati gli oggetti sacri della "Fabbrica della Veneranda Chiesa di Santa Maria di Trebaseleghe": dodici furono i pezzi di grande valore consegnati alla Municipalità di Noale il 24 maggio 1797. Altra requisizione avvenne nel 1801: una prova non meno dura delle precedenti, affrontata anche questa volta con spirito di fede e di coraggio.
I rappresentanti del Comune medioevale nelle ville e nelle frazioni erano i così detti "merighi". Ad ogni regola, o colmello, presiedeva il meriga, responsabile presso l'autorità comunale di quanto accadeva nella contrada: come un piccolo sindaco.
Il primo meriga che, finora, si conosce è "Pietro meriga di Trebaseleghe" che giurò fedeltà al trattato di pace fra Treviso e Venezia, concluso il 16 aprile 1216.
Nell'Archivio arcipretale i merighi sono nominati per l'ultima volta il 10 agosto 1802, in occasione di una adunanza di capi famiglia tenuta -così è scritto- col permesso dei merighi.
La conquista napoleonica segnò l'inizio di un nuovo tipo di amministrazione civica con la legge del 29 aprile 1806 sull'assetto politico amministrativo. In forza di tale legge, Trebaseleghe divenne comune autonomo, non più frazione di Noale. Nel 1834 presiedeva l'amministrazione del Comune il Delegato Distrettuale, Federico Calvi; nel 1835, il Presidente (Sindaco) era il nob. Tiretta Giovanni.
Il resto è storia recente.